Anime Salve

 Anime Salve

Mille anni al mondo mille ancora
che bell’inganno sei anima mia
e che bello il mio tempo che bella compagnia
sono giorni di finestre adornate

canti di stagione
anime salve in terra e in mare
sono state giornate furibonde
senza atti d’amore

senza calma di vento
solo passaggi e passaggi
passaggi di tempo
ore infinite come costellazioni e onde

spietate come gli occhi della memoria
altra memoria e non basta ancora
cose svanite facce e poi il futuro
i futuri incontri di belle amanti scellerate

saranno scontri
saranno cacce coi cani e coi cinghiali
saranno rincorse morsi e affanni per mille anni
mille anni al mondo mille ancora

che bell’inganno sei anima mia
e che grande il mio tempo che bella compagnia
mi sono spiato illudermi e fallire
abortire i figli come i sogni

mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo
ti saluto dai paesi di domani

che sono visioni di anime contadine
in volo per il mondo
mille anni al mondo mille ancora
che bell’inganno sei anima mia

e che grande questo tempo che solitudine
che bella compagnia

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Viaggiolento nel Pollino. Edizione 2015 (dal 3/07 al 12/07)

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Giunge alla V edizione il Viaggiolento nel Pollino del Cantastorie e della sua asinella Cometina, che interesserà anche quest’anno borghi e distese naturali del Parco Nazionale del Pollino. Anche quest’anno il viaggio si svolgerà in più giornate e sarà ricco di incontri. Partendo dal piccolo centro storico di Tortora, il primo dei borghi che si incontra scendendo in Calabria dalla Basilicata, afferente al Parco ed affacciato sulla costa tirrenica, saranno percorsi a passo lento vie e sentieri, itinerari punteggiati da antichi portali e siti di particolare interesse storico e culturale. Negli stessi giorni centro storico sarà animato dal “Festival delle Utopie Realizzabili” evento ricco di incontri, dibattiti, workshop, dimostrazioni e laboratori incentrati sulle tematiche della sostenibilità ambientale. Sarà interessata dal viaggio anche la zona montana antistante, la cosiddetta frazione Carro, dove si intraprenderà il percorso sensoriale “Camminare libera i Pensieri”, incentrato sulla sperimentazione di pratiche olistiche creative orientate alla riscoperta dell’intimo legame uomo­-natura. Di qui, ancora proseguendo a piedi, con Cometina a farci strada, sarà raggiunto il borgo di origine medievale di Aieta, dove si terrà uno “Stage di danze popolari” ed un laboratorio su “La figura del cantastorie”. Un altro tratto di cammino condurrà invece a Papasidero, presso le Grotte del Romito, custodi di una delle più antiche testimonianze preistoriche in Italia, il “Bos Primigenius”. Il paesaggio naturale farà da sfondo ad “I Ritmi della Terra”, spettacolo musicale dai suoni ancestrali. Un viaggio ricco di soundscapes, smellscapes, esperienze tattili e gustative, che conferiscono una rinnovata centralità alla dimensione corporea.
Un’esperienza che permetterà di ritrovare benessere fisico attraverso una
pratica dai tempi rilassati che metta al centro soprattutto il rapporto con se
stessi e con il proprio corpo, consenta di abbandonare lo stress della vita ordinaria, e di vivere sulla base di cadenze temporali autoregolate.

Viaggiolento nel Pollino è tutto questo… e tanto altro ancora!

Info e partecipazioni: www.viaggiolento.it

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Biagio Accardi. Artista calabrese, suonatore, viaggiatore

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Biagio Accardi originario di Tortora (CS). Artista, suonatore, viaggiatore e indagatore della società tradizionale e moderna dei luoghi in cui vive. Da sempre promotore, insieme alla sua associazione culturale CattivoTeatro ( costituita nel 2002), di eventi artistico-culturali votati a valorizzare il Sud e le sue tradizioni. Nel 2007 crea il progetto Nagrù con il quale partecipa a diversi festival di rilevanza nazionale. Dal 2010, alla maniera dei vecchi cantastorie, Accardi è ideatore ed interprete dello spettacolo “Cantu e Cuntu …e mi ni fricu”, nel quale propone leggende, filastrocche, serenate e canti che un tempo scandivano il quotidiano. Completa questa visione romantica del cantastorie proponendo da qualche anno Viaggiolento, un cammino insieme all’asinella Cometa Libera che lo porta ad esibirsi nei caratteristici borghi del Parco Nazionale del Pollino. L’ultima importante onorificenza, risalente allo scorso agosto, è il “Gran Premio Francesco Manente”, dedicato a coloro i quali quotidianamente, con il loro lavoro e la loro passione, valorizzano le tradizioni del Sud, esportando la cultura locale a livello nazionale e internazionale.È stato protagonista di un lungo, anzi lento, viaggio questa estate ma non è stanco anzi, il suo percorso continua. Dopo aver attraversato a piedi le più belle zone del parco del Pollino, e aver portato i suoi spettacoli in giro per le piazze calabresi, continua la sua avventura alla volta di altre regioni e altri luoghi, dove far rivivere attraverso racconti e stornelli un pezzo di storia e di cultura che non ha dimenticato, e che vuole trasmettere anche a chi invece forse l’ha fatto o a chi non l’ha mai conosciuta. Biagio Accardi, cantastorie calabrese, dopo il suo “Viaggio Lento” con l’asinella Cometa Libera alla scoperta dei luoghi più suggestivi e nascosti, tra uno spettacolo a Genova,uno a Milano e uno in Abruzzo, ha avuto il tempo di ritornare in terra calabra e di concederci un’intervista.

Domanda: Viaggio Lento è giunto alla sua IV edizione, e ogni anno si arricchisce di novità, eventi e nuovi percorsi. In cosa si è differenziata questa edizione 2014 dalle precedenti?

Risposta: «Innanzi tutto le altre erano concentrate in un unico mese consecutivo, mentre questa volta sono state distribuite in più mesi: un tratto a maggio, uno a giugno, a luglio e agosto. Inoltre quest’anno sono stati coinvolti altri artisti. Hanno collaborato Franco Picetti, cantastorie Ligure; Francesca Prestia, cantastorie di Catanzaro che lavora molto sulle tematiche delle donne uccise dalla mafia; Nando Brusco, di Belmonte; Daniele Cuntadur, di Torino, che dal Piemonte è giunto fin qui in bicicletta; Nino Racco, grande cantastorie di Bovalino che considero un po’ il mio maestro, colui che ha unito la tecnica dei cantastorie insieme a quella teatrale, e alla commedia dell’arte. Particolare che si può notare ad esempio dall’utilizzo della maschera, cosa che mi ha affascinato molto e che infatti uso.

Il corso di danze popolari ad Aieta a cura di Emy Vaccari, e un’escursione volta al riconoscimento delle DSC_0913piante officinali condotto da Daniela Di Bartolo, hanno arricchito ancor di più “Viaggio Lento”. Oltre che le amministrazioni comunali abbiamo cercato di coinvolgere anche strutture ricettive, b&b, agriturismi, dove abbiamo creato piccoli eventi come cene a km 0 e serate di aggregazione. Inoltre quest’anno» continua Biagio «si è data particolare importanza agli asini, in quanto non è stata coinvolta solo Cometa ma anche due asini dell’arcipelago Sagarote di Diamante, che si occupa di onoterapia , di mediazione con i disabili, orto sinergico, al fine di migliorare la qualità della vita nonché creare ospitalità in mezzo alla natura, un buon modo per avvicinarsi a se stessi. Senza dimenticare l’azienda Il Sagittario, che produce latte d’asina. L’allevatore Pietro D’Imperio non si è fermato al latte ma produce anche kefir, yogurt, e il gelato con lo stesso latte.

Nell’ultimo tratto del percorso è stata fondamentale la presenza di Nico Zazo con le sue Street art performance, di cui una dinanzi alla centrale del mercure. Il vero paradosso è che la centrale si trova all’interno di un parco nazionale, e quindi abbiamo deciso di intraprendere una sorta di protesta sull’asfalto. Mentre presso la sorgente del mercure con Roberta Lioy, che fa body panting , abbiamo voluto ridare al “genius loci” il suo luogo naturale, ovvero quello della sorgente. Anche qui si è svolta una forma di protesta poiché parte dell’acqua della sorgente è stata rilevata dalla “San Benedetto”, multinazionale che si è appropriata di un patrimonio del nostro territorio.

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D: Sicuramente un percorso ricco di stimoli e di esperienze positive, ma cosa hai riscontrato di negativo in Calabria?

R: In primo luogo il non interesse da parte delle istituzioni, che dopo 4 anni sono sorde, o meglio assenti. Sono disposte ad investire per grandi eventi e non per le piccole cose, che sono la vera chiave per attirare ed incuriosire i viaggiatori più attenti. E poi un ente parco completamente assente sul territorio, che non investe al fine di creare delle iniziative volte a far arrivare qui visitatori. Ad esempio lo slow travel, insieme all’onotrekking, è una delle attività che in Abruzzo e in Umbria si sta facendo strada sempre di più, che interessa un turista attento alla cultura del posto e del territorio, che non viene a depredare e distruggere, come il turismo di massa fa. Prendere spunto da queste realtà sarebbe un passo in avanti verso un turismo volto a valorizzare veramente le bellezze della nostra terra.

D: Dopo Viaggio Lento e il tuo spettacolo “Canto e Cuntu”, hai portato in giro anche un nuovo progetto, “Kairos”. In cosa consiste?

R: Kairos parla dei paradossi del nostro tempo, delle multinazionali, dell’inganno del lavoro, di un sistema in cui sono stati costruiti falsi miti come il denaro. L’obiettivo è quello di stimolare le persone a pensare con la propria testa, e a valutare le proprie risorse come ricchezza da autogestire. Lo spettacolo, che vede come protagonisti anche altri musicisti, si avvale di musiche originali e parti narrate scritte da me. Avevo timore a presentare questo spettacolo, pensavo risultasse pesante, invece la gente risponde bene, forse perché è questo il momento giusto per presentarlo. In effetti Kairos è un modo di interpretare il tempo da parte dei greci, che indicavano con “kronos” il tempo numerico, e con “kairos” il tempo propizio. Ora è il tempo propizio per parlare di certi argomenti poiché la gente è disposta ad ascoltare. Non a caso dopo gli spettacoli spesso si svolgono dei dibattiti spontanei a cielo aperto. Si vanno quindi a ricostruire quelle che erano le agorà, le piazze dove i greci discutevano delle problematiche della comunità. All’interno dello spettacolo si possono notare infatti molti riferimenti alla cultura greca.

D:Oltre che girare in terra calabra, porti i tuoi spettacoli anche in altre realtà, quali mete toccherai?

R:Bisogna lavorare sul proprio territorio, ma è anche vero che è importante prendere degli stimoli anche dall’esterno, per questo i miei viaggi saranno rivolti ad affacciarsi ad altre città d’Italia e all’Europa. In questo periodo mi sono esibito a Milano, Genova, Torino, e in alcune città dell’Abruzzo. Suonerò a Pistoia, a Blera, e andrò anche a Berlino, senza dimenticare però la Calabria. Il prossimo 14 novembre mi esibirò infatti ad Amentea. Mi accompagnano nei live: Enzo Peluso alla chitarra, Michele Tumminelli alla tromba, Danilo Guido al sax, Manolito Cortese alla batteria, Renato Ciminelli al basso. Il prossimo passo sarà sicuramente lavorare al mio nuovo disco, ma con calma, senza fretta, godendo appieno anche di questa esperienza, in perfetto stile Viaggio Lento!

Asmara Bassetti

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Nuovo spettacolo Kairos – Tour 2014/2015

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Dopo il grande successo di Viaggiolento nel Pollino, esperienza che prende vita ogni anno nel Parco Nazionale del Pollino, passeggiata fatta rigorosamente a piedi insieme al cantastorie Biagio Accardi ed alla sua asina Cometa Libera, nasce Kairos, nuovo ed originale spettacolo dell’artista calabrese, che sta attraversando in Tour tutta l’Italia.

Esibendosi in uno spettacolo di musica e narrazione (con suoi testi originali) l’autore racconta di una rete d’inganni in cui quotidianamente si rischia di rimanere imbrigliati. Denuncia un sistema – sociale, politico, religioso, ed economico – sempre più alimentato da succubi logiche di mercato e di potere; racconta di individui portati ad allontanarsi sempre più insistentemente dal reale benessere di se stessi e della “natura” di cui fanno parte; canta di una società che toglie il respiro, di un sistema che non è più a misura di uomo; smaschera e quegli ideali di falso benessere che hanno fatto perdere alla gente la semplice comprensione del bello e delle cose vere.
Lo spettacolo si propone allo stesso tempo come denuncia, esortazione ad una presa di coscienza, ed invito all’adozione di ritmi e stili di vita più umani e rispettosi dell’ambiente. In questo senso, ed in un panorama segnato da crisi e processi di dissoluzione delle strutture forti della razionalità moderna, il concetto di “kairos”, per gli antichi greci tempo “opportuno”, viene riattualizzato:

“Kairos” rappresenta il tempo propizio per agire,
il momento è adesso!

L’attore apre il sipario su una nuova consapevolezza della vita, che passa attraverso la responsabilità sociale delle scelte di ognuno.

Video: kairos promo 2

Musica: https://soundcloud.com/biagio-accardi

Siti: http://assculturalecattivot.wix.com/biagioaccardiwww.viaggiolento.it

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A passo d’asina

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La figura dell’asino è strettamente legata alla cultura contadina ed al tempo passato, quando avere un asino significava poter trasportare prodotti, legname, e materiali di costruzione. Se in passato l’asino, e gli altri animali, avevano un ruolo funzionale specifico all’interno della famiglia, mentre l’aspetto relazionale veniva in secondo piano, oggi invece ci si prende cura degli animali con l’esigenza principale di creare dei legami affettivi. L’asino in particolare porta con sè un fascino misterioso: seduce per gli immaginari che porta con sè ed i tratti infantili; la rarità dell’incontro suscita sorpresa e curiosità. Dietro la naturale empatia che si instaura nel rapporto con l’animale si nascondono anche motivazioni più profonde: l’asino è portatore di attributi che l’uomo gli ha attribuito nel corso della storia considerandolo un animale di second’ordine rispetto al cavallo; diversamente dal cavallo, che incarna attributi di bellezza, forza, velocità, fierezza, e libertà, estremamente incitati nella nostra cultura, dietro ai quali faticosamente e inconsapevolmente si corre, l’asino rappresenta lentezza, sproporzionalità, goffaggine, accondiscendenza e profondità; è un animale molto vicino all’uomo per la sua affettuosità, per la profondità della comunicazione sul piano emotivo e per le sue qualità di tranquillità, pazienza e docilità; occupa una corporeità “a misura d’uomo” senza raggiungere mai le grandi dimensioni del cavallo, e a differenza del cavallo non fugge quando ha paura, ma si arresta.
Il contatto uomo-asino si realizza fondamentalmente sul piano emotivo/esperienziale, ed entrare in relazione con l’animale favorisce lo sviluppo della socialità senza l’uso di parole, passando per canali sensoriali ed emozionali profondi. Uomo e animale si sintonizzano vicendevolmente creando attenzione reciproca e impegnandosi a rispondere l’uno ai comportamenti dell’altro in una relazione circolare e corporea che aiuta a ritrovare benessere lasciandosi andare agli altri.

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Voce ai luoghi. Biagio Accardi, il Cantastorie itinerante

“L’arte fabulatoria è antica quanto l’esigenza umana di tramandare ai posteri il proprio mondo culturale
intrecciando una rete di significati condivisi attraverso i quali riconoscersi.”
L. R. Alario, Per voce sola. Le forme del canto in Calabria

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Beni culturali ed ambientali considerati ‘minori’, non per deficit di dignità culturale ma perchè diversamente dai “colossi” oggettivamente incapaci di esplicitare immediatamente e visivamente il valore che essi rappresentano per la comunità, hanno bisogno di un medium per essere compresi e goduti nella pienezza delle proprie potenzialità. Tale medium per “Viaggiolento nel Pollino” si è rivelato essere il racconto di Biagio Accardi, cantastorie contemporaneo, la cui attività diviene strumento di interpretazione e coinvolgimento delle realtà locali. Il suo spettacolo itinerante Cantu e Cuntu, accompagnato da strumenti musicali tipici della tradizione, quali lira bizantina, chitarra e tamburello, tocca categorie fondamentali del ciclo della vita e dell’anno, della dimensione sociale e del lavoro, diventando satira e critica sociale. Accardi trae spunto dalla figura di Orazio Strano, artista siciliano che partiva dalla sua terra con asino e carretto per portare i suoi spettacoli in Calabria e nelle Puglie. Il canto della tradizione orale è custode della memoria: parole, riti, avvenimenti, consuetudini propri di una temperie storica s’annidano, si conservano e testimoniano la visione del mondo maturata da una comunità in un determinato momento della sua storia. Se nei suoi contenuti si legge l’orizzonte e le vicende di una comunità, nel suo uso se ne riscopre l’utilità:
“Attraverso il canto una cultura in fase di affannosa trasformazione resiste sotto il fuoco di annientamento delle logiche del profitto ammantate dalle penne del progresso, in un contesto che vede strade dissestate, disoccupazione galoppante e clientelismo imperversante, ormai, nei più sperduti luoghi delle ultime propaggini del Pollino”.
La cultura di tradizione orale svolge anche una funzione di documentario utile alla comprensione del modo di essere, di pensare, di agire di popolazioni ignorate e rese mute dalle vicende e dalle costruzioni della storia; diviene specchio della specifica temperie socio-economica della Calabria e della Basilicata; esercita l’importante funzione storica di un sogno di disalienazione, di riconciliazione dell’uomo con l’uomo e con il mondo; fa si che l’emittente e l’uditore diventino interlocutori pronti all’attesa della parola dell’altro. Gli interlocutori adeguano il messaggio alla realtà in cui si trovano ad agire, interiorizzano l’universo significante recepito, lo ricreano secondo il proprio mondo interiore, e lo ripropongono lievemente o radicalmente modificato. Il canto della tradizione orale è quindi già di per sè “canto in cammino”: ogni esecuzione è un unicum dotato di una particolare forza vitale che gli permette di trasformarsi ed adattarsi a seconda del tempo e della scena, dell’attenzione, della domanda culturale, e di tutti gli altri aspetti afferenti alle sfere della memoria, dei bisogni interiori, e delle capacità comunicative; interessi sociali e politici mutano la melodia o riadattano il testo per farne uno strumento di aggregazione e/o di lotta.
Lo spettacolo Cantu e Cuntu, portato di piazza in piazza durante le prime tre edizioni, è ricco di miti e leggende tradizionali, tra cui la leggenda dell’uccello Grifone ed il mito di Duonnu Pantu, riferimenti a giochi antichi quali “Mazz’è Rivuze”, la Campana, “ù Strummulu”, riferimenti ai cicli della natura e della vita, quali il lavoro nei campi, la mietitura, le vicende amorose e le dominazioni straniere.
La lettura in chiave sociologica emerge con ancora più evidenza nel nuovo spettacolo Kairos, di cui è stata data qualche anteprima durante la terza edizione, e che sarà portato in tour nella quarta:
“Il cantastorie in questo spettacolo racconta dell’inganno del falso benessere, della ricerca di uno stile di vita rispettoso dell’ambiente, del rifiuto dei vecchi e logori schemi politici, economici, sociali e religiosi, che ormai hanno fatto il loro tempo rivelando in molti casi la propria insostenibilità. Kairos era uno dei modi con il quale gli antichi greci si riferivano al tempo. Era il tempo propizio in cui agire, in cui si doveva cogliere un’occasione al balzo senza esitare. Un biglietto di sola andata per un’opportunità”.
Lo spettacolo si incentra sui paradossi e le contraddizioni della modernità.
L’arte del cantare storie fa capo ad una tradizione che non si e’ mai interrotta e si arricchisce di nuove prospettive tematiche, espressive e conoscitive. La difficolta’ per i cantastorie nell’ottenimento degli spazi pubblici – cui l’AICA (Associazione Italiana Cantastorie) fa fronte sin dal ’47 – è da porre in relazione alle disposizioni critiche, talvolta eversive, che caratterizzano nel complesso l’ethos dei cantastorie. Basti pensare alle profaziate redatte settimanalmente sulla Gazzetta del Sud. Gli argomenti variano dalla tragicità della questione meridionale al disagio degli immigrati, da Tangentopoli a Mani Pulite, ed ancora altre vicende scottanti di attualità, quali la guerra in Jugoslavia, l’avanzata leghista, la malasanità, il malgoverno.
In una relazione di continuità con la tradizione il cantastorie Accardi in Cantu e Cuntu amalgama temi ludici e di oppressione attraverso il filo dell’ironia, e racconta “rumanze”, fiabe che racchiudono le complesse vicende dei popoli del sud, storie di dominatori e briganti. E tra le “rumanze” le leggende, tra cui quella legata alla figura di Duonnu Pantu. Considerato allo stesso tempo come uno dei padri della poesia dialettale calabrese ed uno dei casi più estremi di letteratura erotica italiana, l’autore leggendario di due poemetti denominati “Cazzeide” e “Cunneide”, comunica attraverso l’elemento erotico un sentimento di critica nei confronti di una società ipocrita e di una classe dominante che nello stesso momento in cui impone delle regole si lascia andare ad eccessi indicibili.

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Viaggiolento nel Pollino. Quale prospettiva di viaggio

“La terra comunica chiaramente che ha bisogno di prendere respiro, di recuperare ritmi più umani e naturali. Viaggiolento è un esempio, una predisposizione mentale, un altro modo di vedere le cose. Passo dopo passo, calpestando terra e respirando polvere, realizzo sogni, faccio ciò che mi piace, e mi sento vivo”.
Biagio Accadi, Cantu e Cuntu.

L’elaborazione dell’offerta turistica sulla base degli itinerari percorsi, non pensati ad hoc in una prospettiva di vendita e commercializzazione, ma delineatisi prima di tutto sulla base della volontà di soggetti locali “attivi” di riscoprire e rivalorizzare insieme il territorio, oltre a rientrare appieno in una logica di sostenibilità, eticità, e responsabilità turistica, rimanda immediatamente ai concetti di “identità locale” ed “autenticità dell’esperienza”.
Il viaggio, fatto di incontri con persone, situazioni ed ambienti inconsueti, quasi sempre implica una rottura con la quotidianità, tanto a livello di rapporti interpersonali quanto a livello spaziale; se da una parte viaggiare significa avere a che fare con un “altro” e un “altrove” condizionati dalle capacità percettive di chi viaggia, dall’altra sono proprio “l’altro” e “l’altrove” a condizionare il modo del viaggiatore attraverso immaginari precodificati. Quando si sceglie la meta del viaggio o della vacanza lo si fa sulla base di immagini, filmati, letture già acquisite. La sempre maggiore pervasività dei media porta nelle case immagini di paesaggi e popolazioni di ogni angolo del mondo, presentate con tagli e approcci diversi, spesso spettacolarizzate o adattate ai presunti gusti degli utenti. Così nasce un gusto del bello che modella l’aspetto fisico delle località turistiche, finendo per renderle più simili a ciò che il turista vuole rispetto a ciò che sono realmente. L’offerta turistica Viaggiolento nel Pollino mantiene il carattere socio-culturale di riscoperta delle identità e dell’autencità di luoghi, persone, ed esperienze. In cammino le bellezze paesaggistiche e culturali, gli spazi verdi, sconfinati ed incontaminati, si alternano ad aree in forte stato di degrado ed a montagne di spazzatura; può capitare durante la stessa giornata di meravigliarsi difronte alla bellezza del Bos Primigenius visitando la preistorica Grotta del Romito, e di fiancheggiare poco dopo la centrale del Mercure. Viaggiolento nel Pollino nasce come movimento per il recupero delle coscienze in relazione ai territori (che sono prima di tutto di chi li vive) ed in funzione di una loro rivitalizzazione. Ecco che anche nella formulazione dell’offerta gli elementi di disagio sociale non vengono occultati, ma osservati, riconosciuti, e “valorizzati”, come avviene con tutto ciò che si incontra lungo il viaggio. Il cammino è libero. Le uniche esperienze programmate ad hoc sono i laboratori. Una riflessione riguarda la costruzione degli stereotipi che finiscono per condizionare in modo determinante la prospettiva sull’alterità: nel celebre romanzo di Joseph Conrad, Cuore di tenebra, la navigazione del protagonista lungo il fiume Congo non è una semplice esplorazione, ma è un viaggio che si carica di valori emozionali ed esistenziali man mano che si risale la corrente; nel romanzo il dramma dell’uomo si intreccia con l’ambiente naturale che lo circonda, con il paesaggio: la foresta, descritta come impenetrabile e oscura, sembra chiudersi sempre di piú e nascondere popolazioni bellicose e feroci, sconosciute. Addentrarsi nell’oscura foresta, percepita invece come madre protettrice e sicura di chi la abita, significa scavare nelle proprie emozioni piú profonde, riscoprire paure nascoste, rimpiangere la propria presunta civiltà. Altre volte l’alterità viene invece ingentilita: si costruiscono le immagini della Parigi romantica e della decadente Venezia, mentre l’India si impregna di una spiritualità contrapposta al materialismo e al razionalismo occidentale. Il processo viene spiegato da Edward Said nel suo Orientalismo, che spiega i motivi per cui l’Oriente non nasce da una visione oggettiva, ma da una costruzione che ha come chiave di lettura la contrapposizione all’Occidente.
La tendenza fatta propria dal turismo di massa a stereotipare ed esaltare l’«alterità» dei gruppi locali diminuisce le probabilità di poter condividere con loro delle esperienze autentiche. Il viaggio è tra le esperienze di interculturalità che caratterizzano la realtà attuale, e la dicotomia oppositiva noi-loro è nella maggior parte dei casi il frutto di proiezioni di carattere etnocentrico. Scrive J. Baerenholdt:
«Il turismo possiede alcune analogie specifiche con la performance drammaturgica. In primo luogo, gli spazi e di tempi del turismo sono caratterizzati dalla loro funzione simbolica. Il turismo viene messo in atto all’interno di una specifica cornice simbolica alla quale ci si può conformare, oppure che si può trasformare, oppure ancora che si può trasgredire. In secondo luogo, il turismo ha di norma luogo all’interno di spazi delimitati; spazi che pertanto sono trasformati in “paesaggi drammaturgici” a servizio della performance turistica. In terzo luogo, in prospettiva simile a quanto avviene nelle performance drammaturgiche, molti di questi spazi turistici delimitati sono fortemente diretti, regolati e controllati da persone e istituzioni che agiscono da commediografi, registi e personale di palcoscenico».
L’espressione coniata da Dean MacCannell, staged authenticity, «autenticità rappresentata», consente di cogliere le complesse valenze di duplicazione del reale, di teatralizzazione retorica, di rappresentazione iconografica che sono connaturate all’azione turistica. Il concetto di performance turistica, che si pone in linea di continuità concettuale con la metafora teatrale, sottolinea assai opportunamente la varietà delle motivazioni e delle azioni che sottendono la pratica turistica, il desiderio di «sospensione» e di consumo di immagini stereotipate.
In Viaggiolento nel Pollino sono centrali altre forme sensoriali di percezione che assumono ruoli importanti nel corso dell’esperienza turistica, quali i soundscapes, gli smellscapes, le esperienze tattili e gustative, e la rinnovata centralità della dimensione corporea, mentre la spettacolarizzazione è riservata a spettacoli e rappresentazioni teatrali veri e propri. Stesso discorso vale per le esperienze. Lungo il cammino può capitare di tutto; può succedere di emozionarsi inaspettatamente difronte ad un tramonto o ad un piatto caldo, come di incappare in una terribile pioggia estiva o di spaventarsi alla vista di un cinghiale. Può capitare di instaurare lungo il percorso relazioni interessanti, ma anche inciampare in chiusure ed ostilità.

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